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La situazione


Attualmente sono più di 250.000 i minori di 18 anni utilizzati nei conflitti armati.
Nell’ultimo decennio centinaia di migliaia di bambini, bambine e adolescenti sono stati direttamente coinvolti nelle ostilità e utilizzati sia da parte degli eserciti governativi, sia da parte di gruppi armati di opposizione ai Governi.
La maggioranza ha dai 15 ai 18 anni, ma alcuni hanno anche soltanto 10 anni e la tendenza che si nota è verso un abbassamento dell’età. Decine di migliaia di bambini, bambine e adolescenti corrono il rischio di entrare a far parte degli eserciti o dei gruppi armati in diversi Paesi.

Durante i conflitti armati tutti i bambini subiscono gravi violazioni dei loro diritti.

QUAL E’ IL PAESE O LA REGIONE CHE HA IL PEGGIOR PRIMATO PER L’USO DI BAMBINI SOLDATO?

Nel Rapporto presentato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite al Consiglio di Sicurezza nel 2005 sono stati segnalati Paesi in conflitto o reduci da conflitti in cui i bambini e le bambine subiscono gravi violazioni dei loro diritti.

L’elenco dei Paesi è stato aggiornato nel Rapporto del 2006 ed attualmente comprende: Afghanistan, Burundi, Chad, Colombia, Costa d’Avorio, Iraq, Liberia, Myanmar, Nepal, Filippine, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sri Lanka, Sudan e Uganda.

Anche se sono stati compiuti progressi in alcuni Paesi, come in Liberia e in Sierra Leone, in alcuni aree di crisi, in Sudan (Darfur), Chad, Afghanistan, Iraq e Sri Lanka ad esempio, la situazione ha continuato a peggiorare, mentre in Libano, Israele e nei Territori Occupati Palestinesi la recente escalation di violenza ha causato migliaia di vittime.

Per leggere Rapporti sui singoli Paesi Clicca qui

BAMBINI E BAMBINE SOLDATO: NON SOLO COMBATTENTI

Sono bambini e adolescenti soldati sia quelli che hanno armi e combattono, sia quelli che sono utilizzati dagli eserciti e dai gruppi armati come esche, corrieri o guardie, per svolgere azioni logistiche o di supporto, come trasportare le munizioni e le vettovaglie, posizionare mine ed esplosivi, fare ricognizioni.
La loro vita non è meno dura e a rischio di quella di chi combatte.
Questa definizione ampliata di “bambino soldato” è stata formulata nel 1997, nell’ambito dei c.d. Principi di Città del Capo.

Sia che siano regolarmente reclutati nelle forze armate del loro Stato, sia che facciano parte di gruppi armati di opposizione ai Governi, bambini e adolescenti sono esposti ai pericoli della battaglia e delle armi, trattati brutalmente e puniti in modo estremamente severo per gli errori che possono commettere. Una tentata diserzione può portare agli arresti e, in qualche caso, ad una esecuzione sommaria.

Nelle situazioni di conflitto ci sono, inoltre, bambini appartenenti a gruppi particolarmente vulnerabili e che per questo motivo richiedono una speciale protezione.
Si tratta di coloro che vengono separati dalle loro famiglie (orfani, rifugiati e sfollati non accompagnati, figli di donne sole) o che provengono da situazioni economiche e sociali svantaggiate (minoranze, ragazzi di strada) o che vivono nelle zone calde del conflitto. Nei casi di migrazioni forzate e improvvise, infatti, le famiglie e le comunità vengono divise e i bambini, le bambine e gli adolescenti si ritrovano spesso abbandonati a se stessi in una situazione di grande incertezza.
I minori che vivono nei campi profughi (rifugiati, sfollati) sono particolarmente a rischio di essere arruolati.

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