
Nel 1997 le principali organizzazioni non governative impegnate nella tutela e nella protezione dei diritti dell’infanzia nei conflitti armati, con il supporto di UNICEF, si sono riunite in Sudafrica, a Città del Capo ed hanno stabilito importanti Principi per la salvaguardia dei diritti dei minori nei conflitti armati, noti come i “Principi di Città del Capo – Cape Town Principles”.
Primo tra tutti, l’ampliamento della definizione di “bambino soldato” che ora quindi include non solo i bambini che portano o hanno portato con sé armi, ma anche “qualsiasi bambino o bambina con meno di 18 anni che sia parte di qualsiasi forza armata, regolare o irregolare, con qualsiasi funzione, comprese (ma non esclusivamente) quelle di cuochi, facchini, messaggeri, tutti quelli che accompagnano tali gruppi al di fuori delle loro famiglie; anche bambini e bambine reclutati forzatamente per motivi sessuali e/o per matrimoni forzati”.
Tale cambiamento è stato fondamentale per garantire la possibilità di accedere a programmi di disarmo, smobilitazione (demobilisation) e reintegrazione (DDR) anche ai bambini che avevano preso direttamente parte alle ostilità, ma con ruoli diversi dal combattimento.