
Ricerche condotte dalle Nazioni Unite hanno mostrato come la principale categoria di ragazzi che diventa soldato in tempo di guerra sia soggetta allo sfruttamento lavorativo in tempo di pace.
Nonostante molti Stati siano riluttanti ad ammetterlo, l’uso di bambini soldato può essere considerato come una forma di lavoro illegittimo per la sua natura pericolosa.
Per questo motivo l’Organizzazione Internationale del Lavoro (International Labour Organisation – ILO si è occupata nelle sue Convenzioni dei bambini soldato.
L’ILO ha riconosciuto che: "il concetto di età minima per l’ammissione all’impiego o lavoro che per sua natura o per le circostanze in cui si svolge porti un rischio per la salute, la sicurezza fisica o morale dei giovani, può essere applicata anche al coinvolgimento nei conflitti armati".
L’età minima per questo tipo di lavoro è stato fissato a 18 anni dalla Convenzione ILO 138 .
L’Italia ha ratificato la Convenzione ILO 138 con Legge n. 157 del 10 aprile 1981.
Un ulteriore passo avanti è stato compiuto con l’adozione, il 16 giugno 1999, della Convenzione ILO 182, entrata in vigore il 19 novembre 2000.
Con la ratifica gli Stati si impegnano a “porre urgentemente in essere misure immediate ed efficaci atte ad assicurare la proibizione e l’eliminazione delle peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile”.
Le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile includono “tutte le forme di schiavitù o pratiche analoghe alla schiavitù, quali la vendita o la tratta di minori, la servitù per debiti e l’asservimento, il lavoro forzato o obbligatorio, compreso il reclutamento forzato o obbligatorio di minori ai fini di un loro impiego nei conflitti armati” (art. 3a).
L’Italia ha ratificato la Convenzione ILO 182 con Legge n. 148 del 25 maggio 2000, ma non ha ancora provveduto ad adottare il previsto Piano d’Azione per prevenire e combattere le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile.